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Massimo Calderini: "Trasformiamo le idee in realtà"

 

Venticinque anni in un’azienda è un traguardo. Venticinque anni in un’azienda, dove la passione per ciò che fai è ancora quella del primo giorno, è uno straordinario traguardo. Quando Massimo Calderini entra nel reparto prototipazione di De Rigo, nel “suo” reparto di prototipazione, lo fa con l’entusiasmo di ieri e la curiosità di un domani da inventare. Umiltà e determinazione lo caratterizzano. Due elementi che non sono in antitesi tra essi, ma che si plasmano sulla sua persona, permettendo di mettere in risalto ciò che è, ancor prima il ruolo che ha. 



Tra estetica e industrializzazione

Essere responsabili di questo reparto è un po’ come essere i custodi di un linguaggio ai più sconosciuto. Un linguaggio che si sofferma sull’ascolto ancor prima di parlare. Un linguaggio che è a metà strada tra la creatività e la realtà, perché è proprio questo che si fa in questo reparto. “Al reparto prototipi arriva il disegno del prodotto, quindi l’idea del designer. Il nostro compito è quello di trasformare le idee in realtà, in un oggetto, di interpretare l’idea del designer sotto l’aspetto estetico, mantenendo fermi i vincoli tecnici e produttivi. Se dovessi sintetizzare cosa facciamo è trovare il giusto compromesso tra l’aspetto estetico e l’aspetto industriale”, racconta Massimo guardando i suoi ragazzi all’opera.

Già, perché il flusso di lavoro è proprio questo. Il designer fa il disegno, Massimo lo prende in mano e fa una prima discussione con il suo creatore. Dopodiché trasmette l’idea del designer ai ragazzi del reparto prototipi del CAD. È una pre-industrializzazione, infatti alcune volte per prodotti più complessi Massimo si interfaccia direttamente con i responsabili del reparto tecnico, in modo tale da verificarne fin da subito la fase realizzativa in funzione del costo del prodotto, variandone, se necessario, i componenti.

Un lavoro, un mestiere.

Ma l’idea prende vita immediatamente dopo, quando dall’ufficio prototipo esce un disegno che va alle macchine a controllo numerico, che tagliano un pezzo in bi-dimensionale o in tri-dimensionale, quindi alcuni prodotti vengono fresati, altri vengono sinterizzati con la stampante 3D. È da questo momento che il lavoro diventa mestiere. I componenti finiscono sul banco da lavoro che poi il prototipista assembla e rifinisce manualmente, con tecniche molto simili all’oreficeria. Solo dopo questa minuziosa fase, il prototipo si può considerare finito. Ecco che il prototipo viene visionato dal designer e da lì se va bene viene industrializzato, oppure si torna indietro per modificarlo in funzione delle richieste del designer.

C’è una soddisfazione al termine di ogni fase di prototipazione, perché è qualcosa che viene fatto a mano, io ho una passione per questo, perché riesci veramente a trasferire su un pezzo fisico l’idea di un designer, che nel caso di alcuni brand può essere partita da un orecchino, da un orologio o da un accessorio. Riuscire a dare tangibilità all’idea del designer è sempre una straordinaria soddisfazione” spiega Massimo con gli occhi lucidi di emozione.

Passione e opportunità

Ma c’è anche un’altra emozione che caratterizza le parole di Massimo: “Se qualcuno oggi mi chiedesse cosa voglio fare da grande risponderei con una cosa che mi sta molto a cuore… io sono stato una persona fortunata perché ho avuto la possibilità qui in De Rigo di imparare un mestiere… bene, ora vorrei trasferire ciò che ho imparato, ciò che so fare ai giovani… dare la possibilità di crescere a questi ragazzi coltivando una passione e imparando un mestiere”. Non sono parole scontate quelle di Massimo. Piuttosto sono le parole di una persona che ha imparato molto dalla vita. Un apprendimento basato su valori. Valori che contraddistinguono lui e tutte le persone che lavorano in De Rigo. Forse è proprio questo l’elemento differenziante di come si fanno le cose in questa azienda.

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