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CONOSCI DE RIGO

I 3 MOSCHETTIERI DELLA CREATIVITÀ

Quando ti assegnano un compito, la prima cosa che ti viene da fare è di agire per il suo conseguimento. Questo capita in occasioni diverse. Sul lavoro. A scuola. Deve essere accaduto anche quel giorno all’Istituto Europeo di Design di Venezia, quando il docente Massimiliano Tognetti ha esposto alla sua classe una nuova esercitazione da fare: realizzare il logo di una Fondazione.

La Fondazione non era una qualunque, ma la neonata Fondazione De Rigo e il compito di trasferire i suoi valori e la sua mission non era un compito così banale. L’intera classe, ricevuto il brief, si è suddivisa in gruppi di lavoro ed è proprio da questa suddivisione che si è formato anche un trio di progettazione particolare. I loro nomi sono comuni: Matteo, Leonardo e Lorenzo. Non così comune è l’alchimia che si crea tra i tre. De Palo, Mestre e Vanghetti, questi i loro cognomi, si guardano in faccia. Scorrono con un dito la traccia del compito appena assegnatogli. Dopodiché non toccano né penne né matite, ma iniziano a parlare. S’interrogano sul significato più profondo di una mission come quella della Fondazione De Rigo: “Fornire supporto ai giovani affinché possano godere dei diritti inalienabili alla salute e all’istruzione stimolando inoltre lo sviluppo delle loro personalità individuali mediante la sovvenzione di attività artistiche e culturali. Da qui l’acronimo H.E.ART (Health Education and Art for Youth)”.

I tre ragazzi, che sono accomunati dalla giovane età e dal territorio d’origine che oscilla tra la città di Pordenone e la sua provincia e quella di un comune come Duino, ben posizionato sulla strada che collega Trieste a Monfalcone, passano dalle parole a fare ricerca e ancora una volta senza prendere in mano alcuno strumento grafico.

Solo dopo qualche giorno di riflessioni, condivisioni e spunti metabolizzati, si ritrovano sul tavolo della loro aula di Palazzo Franchetti e come dei moschettieri che sfoderano le loro spade, impugnano le loro matite per lasciare il loro segno su un compito arduo. Il segno che viene tracciato è quello di una mongolfiera come metafora del prendere il volo, dove ognuno può esprimere al meglio la propria identità. La mongolfiera rappresenta la liberazione dalle zavorre proprio per spiccare quel volo più in alto possibile nel cielo. Il tutto viene disegnato con quel tratto poetico dato un pittogramma che si sviluppa seguendo i giochi di carta a fisarmonica.

Completato il disegno i ragazzi appoggiano la matita sul tavolo. Questa volta il sorriso prende il sopravvento sulle parole. Sono soddisfatti di ciò che hanno realizzato. Lo sono perché percepiscono di essere riusciti a dare il meglio di sé. C’è un senso di gratitudine per l’opportunità che hanno ricevuto e per come tale opportunità sia stata gestita. Da lì a qualche giorno il docente Tognetti proclama il gruppo che ha meglio interpretato il compito assegnato. Ad uno ad uno cita i loro nomi: Matteo De Palo, Leonardo Mestre, Lorenzo Vanghetti. È un gran bel giorno per loro.

La Fondazione De Rigo ha il suo logo e in quel logo c’è la firma di questi tre ragazzi. Forse anche loro sono su quella mongolfiera che volerà in alto nel cielo.

Complimenti ragazzi.

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